Il termine “empatia” deriva da 2 termini greci, en, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. E proprio questo si intende comunemente per empatia: entrare in contatto con l’altro, provarne le stesse sensazioni ed emozioni.

“Immedesimarsi nella situazione psicologica ed emotiva dell’altro. Capirne le vere necessità.”

Non a caso, il concetto di empatia è stato ideato dal filosofo Robert Vischer (1847-1933), che inizialmente aveva utilizzato il termine Einfühlung, che in tedesco vuol dire, appunto, immedesimazione. E solo più tardi, tradotto fu in inglese come empathy.

L’empatia è un importante fattore delle proprie Original Skills (componenti fondamentali della personalità) perché, quando è presente la risonanza empatica con gli altri, favorisce la comunicazione tra le persone e permette di sviluppare buone relazioni.

“Saper comprendere gli altri, adottare il loro punto di vista per individuare meglio i loro obiettivi è quindi una dote essenziale per chiunque è interessato a vivere armonicamente con le altre persone.”


I 3 tipi di empatia secondo il modello SkillView®

L’empatia assume forme diverse fra le persone:

  • chi è dotato di empatia cognitiva sarà in grado di conoscere come gli altri vedono le cose. Hanno bisogno di fare domande dirette e devono sviscerare ogni semplice comportamento mediante l’evidenza oggettiva.
  • chi è dotato di empatia emotiva sarà portato a sentire le stesse sensazioni, gli stessi sentimenti degli altri. Entrano in contatto emotivo in modo intuitivo ed hanno bisogno di avere distacco per poter distinguere tra i propri sentimenti e quelli dell’interlocutore.
  • chi è dotato di empatia verso i bisogni degli altri è pronto a far fronte alle loro necessità.

Le diverse forme di empatia non si escludono a priori, ma possono convivere in una stessa persona. Davanti all’interlocutore possiamo entrare intuitivamente in contatto emotivo con lui/lei, anche solo a prima vista, per poi poter avere evidenza oggettiva con domande proprie sulle sensazioni dell’interlocutore, ed infine facendo fronte alle sue necessità.

Come si allena l’empatia?

Wikihow.it e sviluppoleadership.com ci danno molti consigli su come sviluppare la nostra empatia, riassumiamo qui i più importanti:

  • Comprendi le tue stesse emozioni. Per poter entrare in contatto con gli altri e capirne le emozioni, devi aver provato e capito quelle emozioni in te. Riservati ogni giorno un momento per dare libero sfogo alle tue emozioni, che siano positive o negative, e sentile a fondo. Quando entrerai in contatto con qualcuno che prova quelle emozioni ti ricorderai di quali sensazioni hai provato
  • Impara ad ascoltare (anche chi non ti piace). Cerca di cogliere tutti gli indizi per capire cosa prova una persona. Allenati a captare ogni minimo segnale delle sensazioni altrui, senza giudicare, ma cercando di capire e provare le sue sensazioni. E interagisci anche con chi non ti piace, perché arricchirai la tua esperienza e potrai scoprire nuovi punti di vista che non conoscevi.
  • Fai finta di essere l’altro (immaginati e immedesimati nei sui panni). Ascolta i racconti degli altri e immedesimati come se fossi il protagonista, come quando vedi un film. Riesci a capire ora come ci si sente nei panni dell’altra persona?
  • Non avere paura di sentirti a disagio. L’empatia può essere dolorosa, ma se vuoi entrare veramente in contatto con le emozioni dell’altro, a volte devi andare a fondo. E se le sensazioni sono troppo dolorose? Ricorda che non sei tu ad essere nelle condizioni dell’altro e fai riemergere ricordi positivi, in modo da bilanciare le sensazioni negative.

Qualcuno è andato oltre le parole…

Psicologia24.it descrive il concetto di empatia con un esempio concreto: il Museo dell’Empatia, creato a Londra nel 2015 ed oggi itinerante, propone un modo nuovo e coinvolgente per capire cos’è l’empatia e provare le sensazioni di estranei, anche molto diversi da noi: i visitatori possono camminare per 1 miglio (1.6 km) indossando le scarpe di una persona, mentre ascoltano il racconto della sua vita con un’audioguida. Si può camminare letteralmente nelle scarpe di un rifugiato Siriano, come di un lavoratore Turco.

Gli ideatori hanno forse preso alla lettera il titolo della canzone “Walking in My Shoes” dei Depeche mode. Ed è stata una grande idea, per capirsi.

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