In azienda non conta solo ciò che una persona pensa di fare bene. Conta anche come i suoi comportamenti vengono percepiti da chi lavora con lei: responsabili, colleghi, collaboratori, clienti interni e altri interlocutori organizzativi.

È in questo spazio, tra autopercezione e percezione degli altri, che nasce il valore del Feedback 360° Originalskills. Non si tratta di una semplice valutazione. Non è una pagella. Non è un insieme di punteggi da leggere in modo isolato. È uno strumento per rendere visibile l’impatto reale dei comportamenti professionali e trasformarlo in consapevolezza, priorità di sviluppo e azioni concrete.

La domanda decisiva per la persona coinvolta nel processo di valutazione è semplice: il modo in cui penso di comportarmi coincide con l’impatto che gli altri osservano nel lavoro quotidiano?

Il Feedback 360° Originalskills aiuta persone, manager e organizzazioni a rispondere a questa domanda con metodo, dati e una lettura strutturata delle competenze.

  1. Il valore scientifico del confronto tra sé e altri

La cornice teorica più importante per comprendere il Feedback 360° è il concetto di Self-Other Agreement, cioè l’accordo tra la valutazione che una persona dà di sé e quella fornita dagli altri.

La ricerca su questo tema, sviluppata in particolare da Atwater, Yammarino e altri studiosi del feedback multifonte, mostra che il confronto tra autovalutazione ed Eterovalutazione è un indicatore rilevante di autoconsapevolezza professionale.

Quando una persona si valuta in modo molto diverso rispetto a come viene valutata dagli altri, emerge una discrepanza. Questa discrepanza non deve essere letta come un errore, ma come un’informazione preziosa.

Può indicare che la persona sottostima i propri punti di forza. Oppure che fatica a riconoscere alcune aree di miglioramento. Oppure ancora che l’intenzione con cui agisce non coincide pienamente con l’impatto che produce sugli altri.

Il Feedback 360° rende visibile ciò che spesso resta implicito nelle relazioni organizzative. E ciò che diventa visibile può finalmente essere discusso, compreso e sviluppato.

  1. Dal giudizio alla consapevolezza

Uno degli errori più frequenti è interpretare il Feedback 360° come una valutazione a punti, concentrandosi solo sulla scala numerica.

Questa lettura è riduttiva.

Il vero obiettivo del Feedback 360° non è etichettare la persona, ma aiutarla a comprendere meglio come i suoi comportamenti vengono letti nel contesto di lavoro.

Un buon processo 360° permette di osservare dove esiste coerenza tra autopercezione e percezione degli altri, dove emergono gap significativi, quali comportamenti sono riconosciuti come punti di forza, quali aree meritano maggiore attenzione e quali azioni possono sostenere un miglioramento reale.

In questo senso, il feedback non è un giudizio finale.

È un punto di partenza.

È il momento in cui una persona può confrontare ciò che crede di comunicare, guidare, decidere o realizzare con ciò che gli altri effettivamente osservano.

Ed è proprio da questo confronto che nasce la consapevolezza professionale.

  1. La soluzione Originalskills: competenze, comportamenti, priorità

Il valore del Feedback 360° dipende dalla qualità del metodo con cui viene costruito. Se le domande sono generiche, il risultato sarà generico.
Se le competenze non sono collegate al ruolo, il report sarà poco utile.
Se i comportamenti non sono osservabili, il feedback rischierà di trasformarsi in opinione.

La soluzione Originalskills nasce per evitare questo rischio. Nel modello Originalskills, il Feedback 360° viene costruito a partire da competenze rilevanti per il ruolo, l’area organizzativa o il progetto di sviluppo e permette quindi di passare da una raccolta generica di opinioni a una lettura organizzativa più precisa relativamente a che cosa viene osservato, da chi viene osservato, quanto è rilevante per il ruolo e quale priorità di sviluppo ne deriva. Questa è la differenza tra avere un questionario e avere un vero sistema di sviluppo.

  1. Il ruolo della restituzione: il report non basta

La letteratura scientifica sul feedback 360° mostra con chiarezza che la semplice consegna del report non è sufficiente. Un report può essere accurato, completo e ricco di informazioni, ma la persona può comunque reagire in modo difensivo, soprattutto quando il feedback ricevuto contraddice la propria immagine professionale.

Per questo il 360° esprime il massimo valore quando è accompagnato da momenti di restituzione, coaching o confronto con HR e manager.

L’obiettivo non è abbassare l’autovalutazione della persona. L’obiettivo è migliorare nel tempo i comportamenti osservati dagli altri.

In altre parole, il successo del Feedback 360° non consiste nel far sì che una persona si valuti peggio. Consiste nel fare in modo che, nel tempo, gli altri osservino un miglioramento reale nei comportamenti quotidiani.

  • Il report diventa così uno strumento di dialogo.
  • Il gap diventa una traccia di lavoro.
  • La priorità di sviluppo (alta, media, bassa) diventa un piano d’azione.
  1. Perché il Feedback 360° crea valore per l’organizzazione

Quando è progettato correttamente, il Feedback 360° produce valore a più livelli. Per la persona valutata, aumenta la consapevolezza del proprio impatto. Per il manager, offre una base concreta per colloqui di sviluppo più efficaci. Per HR, permette di individuare bisogni formativi, aree di rischio, punti di forza e priorità di intervento. Per l’organizzazione, contribuisce a costruire una cultura del feedback più matura, meno basata su impressioni informali e più orientata a comportamenti osservabili. Originalskills rende il Feedback 360° utilizzabile perché organizza il processo, collega le competenze ai comportamenti, distingue i punti di vista, evidenzia i gap e orienta le decisioni di sviluppo.

Conclusione

Il Feedback 360° funziona perché amplia lo sguardo. Non si limita all’autopercezione della persona. Non si limita al giudizio del capo. Integra più punti di vista e consente di comprendere meglio il rapporto tra intenzione, comportamento e impatto organizzativo. Con Originalskills, questo processo diventa misurabile, leggibile e orientato allo sviluppo.

Il vero valore del feedback non è riceverlo ma trasformarlo in consapevolezza, responsabilità e crescita.

Riferimenti essenziali

Atwater, L. E., Brett, J. F., & Charles, A. C. (2007). Multisource feedback: Lessons learned and implications for practice. Human Resource Management, 46, 285–307.

Smither, J. W., London, M., Flautt, R., Vargas, Y., & Kucine, I. (2003). Can working with an executive coach improve multisource feedback ratings over time? Personnel Psychology.

 

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colleghi collaborano davanti a laptop

Nel lavoro di oggi non basta più sapere se una persona possiede determinate competenze. È sempre più importante capire quanto tenderà a investirle nel ruolo, con continuità, responsabilità e partecipazione. Un argomento di grande interesse per le imprese che fanno sempre più fatica a mantenere nel tempo personale non solo di recente acquisitine.

Per questo in Originalskills abbiamo introdotto una nuova competenza selezionabile nella costruzione dei ruoli lavorativi: Engagement lavorativo.

L’engagement lavorativo può essere definito come uno stato psicologico positivo in cui la persona investe nel lavoro le proprie risorse emotive, cognitive ed energetiche. Non riguarda soltanto l’esecuzione del compito, ma il grado con cui la persona, il lavoratore, si sente coinvolto nel proprio ruolo, riconosce significato in ciò che fa e percepisce il proprio contributo come rilevante per gli obiettivi dell’organizzazione.

Questa nuova competenza consente di arricchire l’analisi persona-ruolo, aiutando aziende, HR manager e consulenti a comprendere meglio la propensione della persona a contribuire con energia, continuità e senso di responsabilità.

Engagement e performance lavorativa

L’engagement è collegato alla performance perché influenza il modo in cui la persona affronta il proprio ruolo, partecipa agli obiettivi e mantiene impegno nel tempo.

Una maggiore propensione all’engagement può favorire partecipazione attiva, iniziativa, orientamento al risultato, qualità del contributo e disponibilità ad andare oltre il minimo richiesto. Naturalmente, il contesto organizzativo rimane decisivo: chiarezza degli obiettivi, qualità della leadership, riconoscimento e clima di lavoro possono sostenere o ridurre il coinvolgimento della persona.

Per questo l’engagement non va letto come un’etichetta, ma come un’informazione utile per comprendere meglio il rapporto tra caratteristiche personali, ruolo e condizioni organizzative.

Una leva utile nell’Onboarding

La nuova competenza è particolarmente utile anche nei processi di Onboarding. L’ingresso in azienda o in un nuovo ruolo è una fase delicata, in cui la persona deve comprendere aspettative, priorità, cultura organizzativa e modalità di collaborazione.

Conoscere la propensione all’engagement può aiutare HR e manager a progettare un inserimento più mirato: alcune persone possono beneficiare di maggiore autonomia e obiettivi sfidanti, altre di più chiarezza, feedback frequenti e supporto iniziale.

In questo modo l’Onboarding diventa non solo un processo amministrativo o formativo, ma un vero strumento di allineamento tra persona, ruolo e organizzazione.

Perché introdurla nei ruoli lavorativi

Inserire l’Engagement lavorativo tra le competenze di ruolo permette di utilizzare una dimensione trasversale nei processi di selezione, assessment, sviluppo, onboarding e performance management.

Il valore è semplice: comprendere non solo cosa una persona può fare, ma anche quanto è predisposta a investire energie, partecipazione e responsabilità nel proprio lavoro.

Scopri la nuova competenza Engagement lavorativo in OriginalSkills. Puoi selezionarla nella costruzione dei ruoli lavorativi e integrarla nei tuoi processi di selezione, onboarding, sviluppo e performance.

Contattaci per capire come utilizzarla nei tuoi modelli di ruolo e nei tuoi processi HR: info@originalskills.com

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