Secondo il modello di analisi delle soft skills SkillView l’orientamento sociale è…

“La competenza di orientamento sociale determina il modo in cui la persona sceglie di gestire le relazioni sociali. E’ collegata alla capacità di percepire le emozioni degli altri (empatia), di comprendere il loro punto di vista e di interessarsi attivamente alle loro preoccupazioni. La persona “orientata socialmente” preferisce lavorare con gli altri, piuttosto che da sola, e  può essere in grado di leggere e interpretare correttamente il clima organizzativo (inteso come somma delle percezioni individuali, gruppali, settoriali nei confronti dell’ organizzazione). La competenza di orientamento sociale è, infine, collegata all’orientamento al cliente e alla capacità di riconoscere e soddisfare non solo le esigenze dei clienti esterni ma anche quelle dei propri diretti collaboratori.”

Come si coltiva il proprio orientamento sociale? Partecipando attivamente, con modestia, curiosità e spirito d’iniziativa (ma anche l’umorismo non fa male)

Si sa, a volte bisogna intessere delle nuove relazioni, magari perché si inizia un nuovo percorso di lavoro, oppure perché quello attuale cambia. Quindi si ha a che fare con persone nuove con cui si deve collaborare e partecipare a progetti, riunioni, condividendo magari anche molto tempo insieme. Ma quindi, come fare per socializzare al meglio? Certo, non esiste una formula magica, preferibilmente adatta a tutti, ma un possibile percorso è quello di partecipare attivamente alla vita in ufficio, con la modestia di una persona nuova che deve imparare (in fondo, tutti abbiamo qualcosa da imparare dagli altri). E’ importante una buona dose di curiosità per il nuovo, per quello che le persone hanno da dire e da dare, per conoscere nuovi punti di vista che ci possono arricchire e magari darci nuove possibilità che fino ad ora non abbiamo neanche immaginato. Lo spirito d’iniziativa, poi, è la chiave per poter cambiare l’ambiente in cui viviamo e lavoriamo. In fondo, se il clima è positivo, stimolante, arricchente, formativo e…un pò tutti gli aggettivi positivi che vi vengono in mente per un mondo in cui vorreste passare il vostro tempo…fa bene a tutti, quindi anche a voi.  

E se avete creato un ambiente così in azienda, basato sulla collaborazione e il supporto reciproco per la risoluzione delle problematiche, il rapporto con i clienti rispecchierà questa stessa filosofia. La cura per la clientela quindi, non sarà solo un vanto pubblicitario che giova all’immagine dell’impresa, ma parte della vera cultura aziendale che avete contribuito a creare.

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Secondo il modello di analisi delle soft skills SkillView il decision making è…

“E’ il desiderio individuale di apprendere e conoscere cose sempre nuove e diverse. Indica anche la propensione del singolo a farsi coinvolgere in processi di apprendimento formali o informali finalizzati a trasmettere nuove informazioni, conoscenze, procedure, metodologie, teorie, ecc…da utilizzare per lo sviluppo personale e dell’organizzazione.”

Quali sono le persone che hanno questa soft skill?

Sono persone curiose, con spirito d’iniziativa, perché vogliono sempre andare oltre a ciò che conoscono, sanno gestire le informazioni, perché ne capiscono il valore per risolvere i problemi e vogliono lavorare in gruppo, perché anche nei processi più informali riescono a trarre degli apprendimenti da mettere in pratica quando serve.

Come si coltiva la propria sensibilità alla formazione? Con curiosità, senso critico e umiltà

Non si finisce mai di imparare, questo è chiaro, perché le società, le tecnologie e le persone cambiano, evolvono, non rimangono mai le stesse. Quindi chi pensa di sapere sempre tutto, non ascolta e non impara nulla di nuovo, in realtà ha minori possibilità di crescita di chi rimane umile, pronto all’ascolto e alla condivisione delle informazioni, perché sa che la cultura (soprattutto quella aziendale) non è cristallizzata in un momento, ma è come un giardino che va curato giorno per giorno. Più coltiviamo relazioni tra colleghi che si basano sull’apprendimento reciproco, più noi e le persone che ci circondano ci arricchiremo di ciò che ognuno ha da insegnare. 

Ci vuole anche curiosità, perché è quella che ci spinge ad uscire dalla nostra zona di comfort per conoscere scenari nuovi e il senso critico ci stimola a voler sempre migliorare noi stessi e le attività che svolgiamo o in cui siamo coinvolti.

Vediamo alcuni consigli pratici per coltivare questa soft skill:

  • Dedicate un momento periodico alla vostra formazione. una volta al giorno o alla settimana, trovate il tempo per analizzare quanto state facendo, come potreste migliorare e quali lacune avete negli argomenti che dovete affrontare, per potervi formare in quegli ambiti dove più c’è bisogno.
  • Dividete il percorso in obiettivi più piccoli. Dovete imparare un intero argomento che sembra vasto quanto l’intero universo conosciuto? Partite ben organizzati! Dividete la vostra formazione in step e alla fine di ognuno di questi ricapitolate, verificando che abbiamo preso abbastanza dimestichezza con l’argomento da passare allo step successivo
  • Condividete, condividete, condividete. Bisogna saper imparare, ma anche insegnare nel modo giusto, quindi non abbiate paura delle critiche e condividete quello che imparate, in modo da arricchire le persone che vi sono vicine. Loro impareranno da voi e voi imparerete ad esporre i vostri argomenti.
  • Non sapete come fare? Chiedete! Dopo millenni di anni di storia e milioni di teorie ideate, alcuni esperti di marketing hanno capito che c’è un segreto per capire cosa vogliono i clienti: chiedere! Ebbene si, se proprio non sapete da che parte iniziare per poter accrescere la vostra formazione e quale metodo sia il migliore, chiedete alle persone in ufficio, a casa o tra amici come fanno per risolvere il problema. Magari la risposta non farà al caso vostro, ma almeno avrete imparato tre cose:
    • chiedere non fa mai male
    • qualcuno ha una risposta possibile alla vostra domanda
    • quella risposta non è giusta per voi

E magari, dopo un’attenta analisi di ciò che avrete appreso, potreste trarre la conclusione che una soluzione c’è: chiedere ancora!

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Secondo il modello di analisi delle soft skills SkillView il decision making è…

“…la capacità di prendere una decisione, con velocità e accuratezza, valutando e scegliendo fra diverse alternative.”

Come si comporta un decision maker?

Sono persone con fiducia in sé stessi, che utilizzano il pensiero analitico per il problem solving. Cercano tutte le alternative e riflettono sulle conseguenze delle scelte che prenderanno, per trovare la soluzione che, a ragion veduta, porta più benefici.

Si può sviluppare questa soft skill? Si, con curiosità, riflessività ed equilibrio

Una decisione non deve essere affrettata e men che meno basata su opinioni soggettive, perché le conseguenze possono essere inaspettate e controproducenti. Per fare la scelta giusta, infatti, bisogna valutare il maggior numero di alternative, valutandone gli effetti, senza essere influenzati da pregiudizi o giudizi affrettati, che possono pregiudicare l’oggettività delle informazioni che abbiamo e delle decisioni che prendiamo. Le informazioni oggettive che raccogliamo, inoltre, devono essere continuamente aggiornate e messe a sistema tra loro, per poter avere un quadro della situazione completo e dinamico, perché non tutte le attività in azienda sono ripetitive e routinarie, ma cambiano con l’evolversi dell’organizzazione.

Vediamo alcuni consigli:

  • Quando raccogliete le informazioni, separate i giudizi personali dai dati oggettivi. Ponetevi alcune domande (o ponetele al vostro interlocutore) per capire se il punto di vista che raccogliete è parziale, magari confrontando con altre fonti d’informazione o riflettendo sul contesto e sulla situazione del mittente da cui arriva il dato. Un proverbio russo afferma “Fidati, ma controlla”, e rappresenta il giusto modo di gestire la relazione con una fonte d’informazione, perché non parte da uno scetticismo pregiudicante, ma stimola a verificare in modo autonomo.
  • Pensate a tutte le conseguenze delle scelte, ma sospendete il giudizio. Con tante informazioni e opzioni, gli effetti delle decisioni possono essere molteplici, e quindi fare una scelta può intimorire, per paura delle ripercussioni negative. Anche in questo caso, cercate di pensare al futuro nel modo più oggettivo possibile. Non riuscite a vedere un domani roseo? Sospendete il giudizio lì dove pensate alle conseguenze peggiori, accertatevi che si possano verificare e cercate di prevedere una soluzione.
  • Non cercate la scelta perfetta, perché non esiste. Aristotele nell’”Etica Nicomachea” del IV secolo a.C. ha scritto “in medio stat virtus”, ovvero “nel mezzo c’è la virtù”, a significare che l’equilibrio è sempre la scelta migliore, senza lasciarsi andare agli eccessi. La moderazione nel valutare e nel prendere decisioni porta sicuramente a conseguenze più medie (e magari più prevedibili), ma per questo anche più sicure.

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Il modello Skill View definisce questa soft skill come…

“…la capacità personale di mettere in gioco la combattività necessaria per conseguire gli obiettivi di lavoro assegnati.”

Come si comporta chi vuole conseguire gli obiettivi?

E’ una persona motivata, che ha fiducia in sè, portata al problem solving con la giusta persistenza. Non si abbatte di fronte agli ostacoli e la sua tensione al raggiungimento degli obiettivi la fa essere concentrata sul compimento del lavoro assegnato.

Come si impara a mettersi in gioco e ad aumentare la propria combattività?

Motivarsi è fondamentale, definendo chiaramente qual è la posta in palio una volta raggiunto l’obiettivo, avendo fiducia nel conseguimento con un atteggiamento positivo che affonda le sue radici nel pensare ai successi precedenti e nella coscienza delle proprie potenzialità, che fanno anche visualizzare sé stessi al di là del traguardo.

Intraprendere il percorso verso il successo sarà così più semplice, ma lungo la strada ci saranno ostacoli che solo con la capacità di analisi e un po’ di ingegno potremo superare. Perciò dovremo essere costanti, organizzati e precisi nel nostro lavoro per trovare soluzioni che nella crescita professionale diventeranno sempre più complesse (perché le attività e le problematiche connesse diventano molteplici e sono dinamiche, quindi cambiano col tempo).

Alcuni consigli per coltivare la vostra soft skill del conseguire gli obiettivi:

  • Prendete esempio dai migliori: esistono infiniti esempi di persone che hanno raggiunto e superato traguardi inimmaginabili, in ogni ambito. Sapere che altri ce l’hanno fatta e capire come hanno fatto è un metodo per aumentare le vostra motivazione e immaginarvi al posto loro. E se pensate che sia frustrante conoscere la fantastica vita di Steve Jobs, pensate che è stato estromesso dalla stessa azienda che aveva creato, e che la Apple prima di diventare quel brand che oggi tutti conosciamo era sull’orlo del fallimento.
  • Partite da una battaglia piccola: alcune battaglie possono sembrare perse fin dall’inizio, perché troppo grandi e complesse e ci fanno desistere, facendoci perdere la nostra combattività. Cominciate da argomenti e problemi che sapete di poter affrontare o risolvere, e ritroverete la voglia di mettervi in gioco. Greta Thunberg oggi è un attivista di fama mondiale, ma ha iniziato facendo da sola uno sciopero per il clima, semplicemente non andando a scuola.
  • Vivete appieno i vostri traguardi: si dice che il percorso verso un traguardo sia la parte più bella, e non c’è dubbio che la competizione, l’adrenalina e il tendere il proprio animo verso un obiettivo siano sensazioni ed emozioni che ci rendono vivi. Ma la fatica del percorso non deve mettere in secondo piano il traguardo raggiunto, che anzi deve essere vissuto pienamente e con tutta la gioia e la soddisfazione che possiamo concederci. Perché è proprio l’amore e il rispetto di noi stessi e di ciò che siamo diventati, grazie al percorso fatto e agli ostacoli superati, che ci muove verso obiettivi sempre più alti.

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“L’autonomia lavorativa si esprime come la capacità del soggetto di conseguire e mantenere i risultati lavorativi attesi al variare della struttura organizzativa. La struttura organizzativa,attraverso le diverse forme che può assumere (gerarchica, funzionale, a matrice, divisionale, ….) e le procedure di lavoro che adotta (accentramento/delega delle decisioni, responsabilizzazione diffusa, ecc…), può favorire un maggiore o minore grado di autonomia lavorativa della persona. In ambienti di lavoro moderatamente o fortemente strutturati,  persone con un alto grado di autonomia lavorativa potrebbero non rendere al meglio. In ambienti lavorativi poco strutturati, che quindi lasciano molta libertà agli individui di determinare i tempi e i modi attraverso i quali realizzare un compito definito, persone con bassa autonomia potrebbero non rendere al meglio.”

Come si comporta chi ha autonomia lavorativa?

E’ una persona intraprendente e decisa, che sa gestire il proprio lavoro in modo autonomo, partendo dall’organizzazione e la pianificazione, fino all’implementazione e alla revisione delle proprie attività. Lavora bene da solo, senza necessità di direttive da parte dei superiori ed ha capacità di analisi delle mansioni svolte, per poter migliorare costantemente.

Come si allena questa Soft Skill? Con studio, metodo e capacità di valutazione

Se volete diventare autonomi nelle vostre attività, dovete prima di tutto studiare: capire a fondo quali sono le procedure, le attività le routine della vostra azienda, e confrontarle con le organizzazioni che fanno parte del vostro settore.

In base a questa analisi potrete stabilire quali sono gli obiettivi da raggiungere e le attività che dovete svolgere per ottenerli, ma ci vuole un buon metodo per pianificare, organizzare e gestire al meglio le vostre attività, in modo da essere completamente autonomi e riuscire a rispettare le scadenze e la qualità che vi vengono richieste. La capacità di valutare in modo oggettivo quanto svolto, infine, è fondamentale per poter crescere professionalmente. L’oggettività nasce dal confronto del vostro operato con quello degli altri (colleghi, collaboratori o di altre aziende), per vederne pregi e difetti e migliorare costantemente il livello e la quantità del vostro operato.

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People Meeting Social Communication Connection Teamwork Concept

“E’ la capacità di riconoscere e guidare le emozioni degli altri. Le persone con buona sensibilità relazionale sono flessibili nelle interazioni con gli altri e dimostrano di essere in possesso di buone capacità di ascolto. Nell’ambito delle relazioni tra persone e gruppi la sensibilità relazionale risulta utile per costruire reti e rapporti di collaborazione stabili e durevoli. Questa competenza può essere utile a tutti i soggetti che si occupano di relazione con i clienti.”

Come si comporta chi ha sensibilità relazionale?

Sono persone che dimostrano sicurezza e disinvoltura in tutte le situazioni. Normalmente non sono al centro dell’attenzione quando si forma un nuovo gruppo, perché preferiscono ascoltare e capire come non urtare la sensibilità altrui, ma sanno stare sotto le luci della ribalta in caso di necessità, sdrammatizzando anche nelle situazioni più complicate e sono felici nel fare gruppo col proprio team di lavoro.

Come si allena questa Soft Skill? Con ascolto, immedesimazione e pragmatismo

Ascoltare e osservare i colleghi è il primo passo per capire le emozioni che provano e perché le provano. E se non riusciamo a capire alcuni comportamenti e atteggiamenti, proviamo con l’immedesimazione: immaginiamoci al posto dell’altra persona, nel suo ruolo, con le sue mansioni, responsabilità e incertezze. Quindi pensiamo molto concretamente a quali comportamenti e atteggiamenti possiamo assumere per superare gli ostacoli che si frappongono tra noi e la risoluzione dei problemi che creano insicurezza.

Le relazioni durevoli si fondano proprio sulla scelta di aiutarsi reciprocamente, per fare in modo che tutto il team abbia una buona qualità della vita lavorativa e che raggiunga traguardi sempre più alti.

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“Per precisione e disciplina si intende la capacità delle persone di apportare nel mondo del lavoro e dell’organizzazione ordine e prevedibilità. Questa capacità caratterizza le persone diligenti, che prediligono pianificare le attività e dare forma e struttura alle situazioni caotiche e disordinate. A fronte del disordine che caratterizza molti aspetti del mondo del lavoro la precisione e l’accuratezza permettono di tenere sotto controllo le diverse attività lavorative e consentono di individuare in maniera preventiva errori nei processi e nella produzione. Una maggiore precisione e disciplina consente anche di tenere sotto controllo le situazioni di rischio infortunistico.”

Come si comporta chi ha questa soft skill?

Le persone precise e disciplinate sono riflessive e metodiche. Analizzano l’ambiente a cui appartengono e le attività che devono svolgere, conoscere i punti critici e sapere come mettere in ordine i processi per ottimizzarli e migliorare le performance. Sono persone pazienti, perché sanno che per ottenere risultati strutturali e duraturi ci vogliono cambiamenti che esigono lavoro costante e continuativo.

Come si allena questa Soft Skill? Con spirito d’osservazione, un atteggiamento positivo, calma e tenacia

Il primo passo è osservare, leggere, studiare, tutto ciò che riguarda il proprio lavoro, dalle attività che svolgiamo ai processi in cui siamo coinvolti. Un atteggiamento positivo è importante per non fermarsi davanti agli ostacoli, e ipotizzare che tutto possa essere migliorato, più ordinato e preciso. La calma e la tenacia sono utili per esigere da sé stessi sempre più ordine e precisione, anche in situazioni molto caotiche e apparentemente non risolvibili. 

Nella vita di tutti i giorni può essere utile darsi degli obiettivi raggiungibili e man mano alzare il livello di difficoltà che richiediamo a noi stessi. Come iniziare a riordinare la propria scrivania, fino ad arrivare a risistemare l’intero ufficio, oppure sistemare i file nel proprio computer, fino a riordinare tutti i documenti nello schedario dell’ufficio. Ne gioverà il nostro lavoro e quello dei nostri colleghi.

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“Capacità di agire, di superare i limiti richiesti dal lavoro e di coinvolgere gli altri nel miglioramento della propria attività e del lavoro. Tale capacità implica persistenza e forza interiore”

Come si comporta chi ha spirito d’iniziativa?

Una persona con spirito d’iniziativa partecipa attivamente nell’ambiente di lavoro, propone nuove attività e collabora in prima persona per realizzarle. E’ una persona trascinante, che non si risparmia nel lavoro e si fa portavoce del cambiamento in azienda, perché conosce il valore del continuo miglioramento.

Come si allena questa Soft Skill? Con spirito critico, atteggiamento risolutivo e pianificazione

Il primo passo per stimolare il proprio spirito d’iniziativa è avere un sano spirito critico: partecipare, osservare, ascoltare e riflettere sulle necessità sul lavoro e sui margini di miglioramento. Che sia un processo aziendale, un semplice task, oppure un meeting, è sempre utile riflettere e condividere il proprio punto di vista, per poter semplificare e velocizzare le attività e aumentare la qualità dei risultati.

Lo spirito critico non è sufficiente da solo: bisogna aggiungere una buona dose di atteggiamento risolutivo (quello che oggi chiamano “problem solving”), per poter trovare soluzioni ai problemi riscontrati e avere la giusta spinta per mettere in pratica le idee avute. Non è sempre facile, perché il risultato può sembrare lontano, ma con la giusta forza interiore e persistenza si possono fare vere e proprie rivoluzioni copernicane in azienda.

Per poter affrontare e risolvere problemi di una certa complessità, infine, dobbiamo essere dei bravi pianificatori, perché i cambiamenti che coinvolgono molte persone e attività devono essere organizzate e gestite con la massima precisione, per poter valutare tutti i rischi in cui possiamo incorrere e le opportunità che possiamo cogliere.

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Capacità di tenere fede agli obblighi presi, assumendosi responsabilità e gestendo con cura le attività che si svolgono.”

Come si comporta chi ha senso del dovere?

Una persona con senso del dovere è cosciente delle responsabilità che si assume e dell’importanza che le proprie attività hanno per sé e per gli altri. Non si risparmia nel partecipare, collaborare e aiutare gli altri, ma bisogna stare attenti a non esagerare, perché si può finire intrappolati dall’ansia.

Come si allena questa Soft Skill? Con coscienza e consapevolezza delle emozioni

La coscienza è il primo strumento utile a sviluppare un maggiore senso del dovere. Conoscere la situazione in cui si è, o sono gli altri, e analizzarla coscientemente immaginandone le conseguenze, dà la spinta per darci da fare per cambiare noi e il mondo che ci circonda.
Bisogna però stare attenti a non soccombere sotto il peso dell’ansia che può derivare da un senso del dovere troppo elevato: riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e quelle altrui può portare ad un eccessivo numero di “doveri” che dobbiamo portare a termine tutti i giorni, senza prenderci il tempo per goderci la vita.
Il modo migliore per trovare un equilibrio tra dovere e piacere è capire le emozioni, proprie e degli altri: se una persona ci chiede un favore come se fosse una questione di vita o di morte, cerchiamo di capire se lo è veramente, oppure se la persona è ansiosa e apprensiva. Ridimensioniamo le domande degli altri (e le nostre) pensando a quale sentimento ci spinge a compiere il dovere. Chiediamoci sé quello che “dobbiamo fare” ci fa stare “emotivamente bene”…certo, ci sono attività che ci portano emozioni negative, come la tensione prima di una presentazione, ma sappiamo che è per un obiettivo più grande, che ci farà avere sicuramente emozioni molto più positive rispetto alla negatività dello stress provato.

A volte basta anche solo ripensare al perché abbiamo preso una scelta di responsabilità, e ricordarci quel momento ci fà pensare anche a quali passi in avanti abbiamo fatto rispetto ad allora.

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“E’ la spinta a realizzare le proprie aspettative professionali, che porta ad impegnarsi a fondo per ottenere i risultati prefissi”

Come si comporta chi ha motivazione al successo?

Una persona molto motivata mette tutta sé stessa nelle attività che compie, con obiettivi chiari e senza cedere mai lungo il percorso per raggiungerli, ma anzi cercando sempre una via per ottenerli con una qualità migliore e in un tempo minore.

Come si allena questa Soft Skill?

La mancanza di motivazione al successo può avere molte cause: l’autostima, il contesto, l’ambiente sociale, la percezione di difficoltà…ma noi abbiamo alcuni consigli che possono sempre essere utili per avere la spinta giusta e riprendere il proprio percorso:

  • datevi degli obiettivi ragionevoli
  • pianificate il percorso per raggiungerli, anche con goal intermedi
  • scrivete l’elenco delle motivazioni che vi spingono e rileggetelo ogni volta che vi sembra ancora lontano il vostro risultato
  • adottate i comportamenti giusti per raggiungere il vostro scopo ed evitate i comportamenti contrari
  • Identificate gli ostacoli che troverete sul percorso e pianificate come superarli
  • decidete come ricompensarvi quando raggiungete un risultato, anche intermedio
  • focalizzatevi sul migliorare e semplificare le attività che rendono più semplice raggiungere il vostro scopo
  • controllate periodicamente di non andare “fuori pista” rispetto al vostro obiettivo

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