“Capacità di agire, di superare i limiti richiesti dal lavoro e di coinvolgere gli altri nel miglioramento della propria attività e del lavoro. Tale capacità implica persistenza e forza interiore”

Come si comporta chi ha spirito d’iniziativa?

Una persona con spirito d’iniziativa partecipa attivamente nell’ambiente di lavoro, propone nuove attività e collabora in prima persona per realizzarle. E’ una persona trascinante, che non si risparmia nel lavoro e si fa portavoce del cambiamento in azienda, perché conosce il valore del continuo miglioramento.

Come si allena questa Soft Skill? Con spirito critico, atteggiamento risolutivo e pianificazione

Il primo passo per stimolare il proprio spirito d’iniziativa è avere un sano spirito critico: partecipare, osservare, ascoltare e riflettere sulle necessità sul lavoro e sui margini di miglioramento. Che sia un processo aziendale, un semplice task, oppure un meeting, è sempre utile riflettere e condividere il proprio punto di vista, per poter semplificare e velocizzare le attività e aumentare la qualità dei risultati.

Lo spirito critico non è sufficiente da solo: bisogna aggiungere una buona dose di atteggiamento risolutivo (quello che oggi chiamano “problem solving”), per poter trovare soluzioni ai problemi riscontrati e avere la giusta spinta per mettere in pratica le idee avute. Non è sempre facile, perché il risultato può sembrare lontano, ma con la giusta forza interiore e persistenza si possono fare vere e proprie rivoluzioni copernicane in azienda.

Per poter affrontare e risolvere problemi di una certa complessità, infine, dobbiamo essere dei bravi pianificatori, perché i cambiamenti che coinvolgono molte persone e attività devono essere organizzate e gestite con la massima precisione, per poter valutare tutti i rischi in cui possiamo incorrere e le opportunità che possiamo cogliere.

Capacità di tenere fede agli obblighi presi, assumendosi responsabilità e gestendo con cura le attività che si svolgono.”

Come si comporta chi ha senso del dovere?

Una persona con senso del dovere è cosciente delle responsabilità che si assume e dell’importanza che le proprie attività hanno per sé e per gli altri. Non si risparmia nel partecipare, collaborare e aiutare gli altri, ma bisogna stare attenti a non esagerare, perché si può finire intrappolati dall’ansia.

Come si allena questa Soft Skill? Con coscienza e consapevolezza delle emozioni

La coscienza è il primo strumento utile a sviluppare un maggiore senso del dovere. Conoscere la situazione in cui si è, o sono gli altri, e analizzarla coscientemente immaginandone le conseguenze, dà la spinta per darci da fare per cambiare noi e il mondo che ci circonda.
Bisogna però stare attenti a non soccombere sotto il peso dell’ansia che può derivare da un senso del dovere troppo elevato: riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e quelle altrui può portare ad un eccessivo numero di “doveri” che dobbiamo portare a termine tutti i giorni, senza prenderci il tempo per goderci la vita.
Il modo migliore per trovare un equilibrio tra dovere e piacere è capire le emozioni, proprie e degli altri: se una persona ci chiede un favore come se fosse una questione di vita o di morte, cerchiamo di capire se lo è veramente, oppure se la persona è ansiosa e apprensiva. Ridimensioniamo le domande degli altri (e le nostre) pensando a quale sentimento ci spinge a compiere il dovere. Chiediamoci sé quello che “dobbiamo fare” ci fa stare “emotivamente bene”…certo, ci sono attività che ci portano emozioni negative, come la tensione prima di una presentazione, ma sappiamo che è per un obiettivo più grande, che ci farà avere sicuramente emozioni molto più positive rispetto alla negatività dello stress provato.

A volte basta anche solo ripensare al perché abbiamo preso una scelta di responsabilità, e ricordarci quel momento ci fà pensare anche a quali passi in avanti abbiamo fatto rispetto ad allora.

“E’ la spinta a realizzare le proprie aspettative professionali, che porta ad impegnarsi a fondo per ottenere i risultati prefissi”

Come si comporta chi ha motivazione al successo?

Una persona molto motivata mette tutta sé stessa nelle attività che compie, con obiettivi chiari e senza cedere mai lungo il percorso per raggiungerli, ma anzi cercando sempre una via per ottenerli con una qualità migliore e in un tempo minore.

Come si allena questa Soft Skill?

La mancanza di motivazione al successo può avere molte cause: l’autostima, il contesto, l’ambiente sociale, la percezione di difficoltà…ma noi abbiamo alcuni consigli che possono sempre essere utili per avere la spinta giusta e riprendere il proprio percorso:

  • datevi degli obiettivi ragionevoli
  • pianificate il percorso per raggiungerli, anche con goal intermedi
  • scrivete l’elenco delle motivazioni che vi spingono e rileggetelo ogni volta che vi sembra ancora lontano il vostro risultato
  • adottate i comportamenti giusti per raggiungere il vostro scopo ed evitate i comportamenti contrari
  • Identificate gli ostacoli che troverete sul percorso e pianificate come superarli
  • decidete come ricompensarvi quando raggiungete un risultato, anche intermedio
  • focalizzatevi sul migliorare e semplificare le attività che rendono più semplice raggiungere il vostro scopo
  • controllate periodicamente di non andare “fuori pista” rispetto al vostro obiettivo

“La capacità di rimanere fedeli ai valori, come trasparenza, onestà, lealtà e correttezza, con comportamenti virtuosi necessari all’organizzazione a cui si appartiene, soprattutto per determinati ruoli lavorativi.”

Come si comporta chi ha integrità?

Il comportamento delle persone con integrità rispecchia i valori che hanno e che le spingono ogni giorno verso gli obiettivi che si prefiggono. Lealtà, coraggio e sincerità non sono solo caratteristiche di una brand image, ma sono prima di tutto i princìpi condivisi dalle persone che compongono un’azienda e ne sono portavoce tutti i giorni. L’integrità verso l’organizzazione a cui si appartiene vuol dire, quindi, avere comportamenti in linea con il codice etico condiviso all’interno dell’azienda.

Come si allena questa qualità? Conoscendo i propri valori e imparando a dire no. E tutto l’ambiente intorno a te ne trarrà beneficio.

Il primo passo da fare è capire quali sono i princìpi che ti fanno muovere ogni giorno. Che siano l’onestà, la sincerità, l’altruismo o la trasparenza, l’importante è sapere a cosa non si può rinunciare quando si ha a che fare con gli altri. Perché…ebbene si…quando si ha a che fare con gli altri in un modo o nell’altro bisogna trovare un compromesso tra il proprio comportamento (e atteggiamento) e quello altrui.

Fai una lista dei valori che vuoi seguire e scrivi per ognuno il comportamento che vuoi avere, soprattutto nelle situazioni più complicate nelle quali potresti dovervi rinunciare.

Il secondo passo è imparare a dire di no. Dire no a comportamenti che non sono in linea con ciò in cui credi. All’inizio sarà difficile, perché potresti avere l’impressione di compromettere dei rapporti che per te sono fondamentali. Ma non rinunciare, perché essere fedele ai tuoi princìpi farà aumentare la stima in te stesso, sentendoti libero di non dover adottare comportamenti che per te sono inaccettabili. E poi…se dovessi perdere delle persone, sarà sempre meglio di vivere non potendo essere liberi! Ma non è detto che tu debba smettere di frequentare alcune persone…devi solo tracciare un limite oltre il quale tu non vuoi (e non “puoi”) andare…gli altri possono anche avere credi differenti dai tuoi, ma non per questo non devono essere liberi di esprimersi.

I tuoi comportamenti sono fondamentali: grazie alla tua integrità, tutto l’ambiente a cui appartieni ne trarrà vantaggio. Sarai d’esempio per le persone con cui ti relazioni, perché capiranno l’importanza di avere un’integrità, per poter vivere in un ambiente sano, equilibrato e all’interno del quale si seguono principi universalmente condivisibili e che hanno obiettivi virtuosi.

La brand image non sarà così solo una serie di slogan da condividere attraverso canali di comunicazione, ma sarà rappresentata dai valori e dai comportamenti condivisi in azienda e portati anche al di fuori dell’ufficio.

“E’ la capacità di sviluppare degli standard per misurare i risultati del lavoro delle persone. Le persone con competenze di controllo sono in grado di identificare e stabilire appropriate procedure organizzative/lavorative e di mantenere informati i collaboratori sullo stato di avanzamento del lavoro. Identificano con appropriati metodi e strumenti di monitoraggio eventuali scostamenti tra standard attesi e risultati effettivi e propongono azioni e piani per correggere le cause dei problemi riscontrati.”

Come si comporta chi ha controllo?

Il controllo è una Soft Skill che ne richiede inevitabilmente altre, perché per avere il controllo completo sul proprio lavoro e quello del proprio team, prima di tutto bisogna valorizzare il proprio rendimento, per arrivare a risultati ottimali; avere uno stile di leadership che sia di esempio per il proprio team; una buona comunicazione, per saper informare i collaboratori nel modo giusto, e infine intelligenza emotiva, per interpretare le proprie e altrui emozioni, capire gli ostacoli che si frappongono fra voi e i migliori risultati e infondere nel proprio gruppo di lavoro la giusta energia, fiducia e serenità per raggiungere obiettivi sempre più alti.

Come si allena questa Soft Skill? Si parte da se stessi, per arrivare all’ascolto degli altri

Il proprio rendimento è il primo step: riflettere, senza il supporto degli altri, sui propri risultati e sulle possibili metodologie per migliorare. Dovete trovare un vostro sistema di valutazione e analisi, per poi darvi obiettivi di miglioramento credibili e cercare sempre di raggiungerli. Non scoraggiarsi è d’obbligo, perché è solo provando a superarsi che si ottengono nuovi risultati.

Quindi, bisogna saper valutare le attività degli altri, il loro rendimento quantitativo, ma anche qualitativo. E non è detto che il metro di giudizio che vi siete costruiti vada bene.

La soluzione è la continua formazione, rimanere sempre aperti a nuove metodologie di lavoro, di valutazione e analisi, per avere più griglie di valutazione, applicarle quando necessario e inventarne di nuove. Il mondo del lavoro è dinamico, così come le persone, quindi anche i vostri sistemi di valutazione devono continuamente evolvere, altrimenti rischiate di valutare nel modo sbagliato la persona giusta (o il contrario).

Si dice che Albert Einstein abbia detto “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

“Capacità di individuare, comprendere e soddisfare le esigenze dei clienti, interni ed esterni all’organizzazione. La sensibilità interpersonale è un fattore importante per stabilire rapporti di fiducia con il cliente. Come altrettanto importante risultano essere fattori quali la capacità di ascolto, di aiuto e comunicazione. L’orientamento al cliente è una competenza che consente di prevedere i reali bisogni del cliente e di adoperarsi per soddisfarli.”

Come si comporta chi ha orientamento al cliente?

Chi ha orientamento al cliente è empatico, è analitico ed ha capacità di problem solving. Sa valutare l’importanza del cliente per l’azienda, sa ascoltare le sue necessità e proporre le soluzioni giuste per lui o per lei.

Come si allena questa Soft Skill? Con passione, coinvolgimento e chiarezza

L’orientamento al cliente è anche orientamento alle persone, alla loro storia, alle loro necessità e a rispondere a queste, nel modo migliore per vederle soddisfatte.

Quindi, ci vuole una vera passione per le persone, per poterle ascoltare, creare una relazione con loro che si basi sulla fiducia, quindi coinvolgerle in tutte le attività che le legano alla propria azienda, essendo sempre chiari sull’offerta che si offre loro.

Ecco alcuni consigli per allenare l’orientamento al cliente:

  • Per capire le giuste necessità, chiedete! Siete sicuri di aver capito il vostro cliente? O avete dato qualcosa per scontato? Chiedete! Non lo vedete soddisfatto? Chiedete!
  • Cercate di conoscere tutta la storia del vostro cliente, o almeno quanto necessario per capire da cosa nasce la sua necessità e come risolverla. Conoscersi in modo piano e trasparente aiuta la costruzione di un legame di lunga durata.
  • Chiedete come il vostro cliente crea valore, per capire quale apporto dà la vostra soluzione e, in caso, potete migliorare la soluzione per aumentare il valore per il cliente.
  • Create più momenti di contatto con i vostri clienti e mostratevi sempre disponibili al dialogo e alla contrattazione. Le basi per una buona relazione è la calma e la fiducia.
  • Non è il momento giusto per contattare il cliente? Potreste trasmettergli tensione o chiusura? Se potete, posticipate. Non rischiate di riversare problemi e incrinare il buon rapporto che state creando.
  • Gestite le aspettative del cliente: siate sempre realisti e trasparenti nel descrivere la vostra offerta. Evitate gli eccessi: non create false aspettative proponendo qualcosa che non otterranno mai, senza però sminuire la vostra soluzione e svenderla al minor costo perché il cliente non ne percepisce il valore.

“E’ la capacità di essere credibili, di gestire le informazioni e di affrontare i problemi orientando le scelte degli altri.”

Come si comporta chi ha influenza e persuasione?

La persona che riesce a influenzare e persuadere dimostra una grande fiducia in se stessa, trasmette sicurezza nell’ambito della discussione alla quale partecipa e sa gestire le informazioni per portare l’interlocutore al convincimento della propria posizione.

Come si allena questa Soft Skill? Con empatia, equilibrio e preparandosi

Si pensa spesso che le persone influenti e persuasive abbiano una dote naturale, ma in realtà questa soft skill richiede tantissima volontà e dedizione. Se anche si nasce con la dote della parlantina e della convinzione della propria posizione, la retorica (ovvero l’arte oratoria, del convincere) nasce nella Sicilia del V secolo a.c. e fin da allora si pone lo stesso intento:  persuadere l’interlocutore con il continuo esercizio.

Mettiti nei panni dell’interlocutore

Riflettere sull’interlocutore e sulle sue necessità è il primo passo per capire cosa lo spinge ad avere una convinzione. Così metà del lavoro è fatto: l’altra metà è scardinare quella convinzione e portare la persona verso la propria posizione.

Cerca di sapere più informazioni possibili sulla persona che devi convincere: dettagli anagrafici, esperienze, situazione sentimentale ed economica. Così puoi trovare le motivazioni logiche che spingono la persona ad avere una posizione diversa dalla tua.

Equilibra dati oggettivi con emozioni

Le persone logiche pensano che il miglior modo per convincere una persona siano i dati oggettivi e che le dimostrazioni causa-effetto (come il metodo scientifico – fino alla riprova) possano convincere qualsiasi persona, ma non è così. Ogni persona è differente, come detto, perché ha una storia ed emozioni diverse.

Devi quindi capire che tipo di persona hai di fronte, e dosare con cura dati oggettivi incontrovertibili ed emozioni (empaticamente) per guidare l’interlocutore verso la tua posizione.

Non confondere le necessità emotive con quelle pratiche: se una persona ti dice che ha bisogno di un documento entro la giornata, aiutala praticamente, mentre se si mostra depressa per una situazione personale, offrile un caffè per poterne parlare.

Preparati a tutte le obiezioni

Conoscere e capire l’altro vuol dire anche riuscire (con molta probabilità) a prevedere le sue reazioni alle diverse argomentazioni. Quindi si ha uno strumento in più: puoi preparare le risposte alle obiezioni che sai che ti porrà.

E se dovesse avere ulteriori obiezioni? Sarà sempre un momento proficuo, perché avrai modo di conoscere più a fondo il modo di riflettere e di reagire della persona che vuoi convincere.

“E’ la capacità di identificare e vigilare in maniera appropriata sui propri sentimenti ed emozioni. La persona capace di autocontrollo tollera con facilità le situazioni conflittuali e/o non definite e mantiene un comportamento stabile anche nei momenti di difficoltà. Ad esempio, la capacità di calmarsi, di liberarsi dall’ansia, dalla tristezza, ecc… indicano quanto un soggetto, consapevole del proprio stato emotivo, sia in grado di riconoscere, dominare e indirizzare le proprie emozioni. Saper leggere le proprie emozioni e riconoscere il loro impatto nelle attività ordinarie e lavorative consente, d’altra parte, di utilizzare l’intuito e le sensazioni “viscerali” per orientarsi nelle decisioni.”

Come si comporta chi ha autocontrollo?

La persona che ha autocontrollo non cede alla propria emotività, ma non la reprime neanche. Sa quando esternare i propri sentimenti e come gestire le situazioni anche facendosi guidare dalle proprie emozioni. Ascolta il proprio corpo e riflette sul proprio stato d’animo e sulle motivazioni che lo fa scaturire. Sa anche che il completo controllo di se stessi non si raggiunge in un solo giorno e con la bacchetta magica, quindi lavora ogni giorno per quell’obiettivo e non si deprime per uno sbaglio, ma anzi cerca di imparare dagli errori fatti, come un’esternazione sbagliata.

Come ci si allena all’autocontrollo? 3 semplici esercizi

Molti pensano che l’autocontrollo voglia dire reprimersi, ma questa idea è malsana e controproducente, perché ciò che ci imponiamo porta a risultati opposti. Quante volte, infatti, otteniamo risultati scarsi quando sentiamo che ciò che facciamo è un dovere, piuttosto che un piacere. Pensiamo invece a quanto è facile svolgere un’attività che vogliamo fare, che ci porta piacere. E quanto facilmente raggiungiamo i nostri obiettivi in questo modo.

Sulla base di questo, vediamo tre esercizi che invece possono aiutarci a sviluppare il nostro autocontrollo:

Più piacere nel dovere

Rifacendoci al concetto visto sopra…non è vero che è meglio “prima il dovere e poi il piacere”, perché dobbiamo smetterla di flagellarci masochisticamente pensando che ciò che ci imponiamo ci porterà gioia in futuro.

Cerchiamo piuttosto i lati positivi degli obiettivi, focalizzati su ciò che VUOI e NON che DEVI raggiungere. Vedrai che avrai più piacere anche a fare cose che non ti piacciono se hai chiaro in mente come sarai una volta ottenuto il tuo risultato.

La regola dei 15 minuti

Una regola molto semplice quanto efficace: stai per cadere in tentazione e perdere l’autocontrollo? Sospendi il giudizio per 15 minuti, quindi torna a fare ciò che stavi facendo. Vedrai che sarai molto più calmo e lucido e riuscirai a trovare una soluzione per non perdere il controllo su di te.

Se-allora

Stai proprio per perdere il controllo di te? Prenditi un momento per riflettere e applica la tecnica del “se-allora”. Pensa a quello che potresti fare al posto di perdere l’autocontrollo:

  • Se ho voglia di alzare la voce, allora cerco di spiegare con calma e in maniera più convincente la mia posizione
  • Se ho voglia di fumare una sigaretta, allora mastico una gomma
  • Se ho voglia di controllare whatsapp, allora parlo con i colleghi

Questi tre semplici consigli possono essere utili per migliorare il vostro autocontrollo, ricordando che l’istinto e le emozioni non vanno represse, ma coltivate per essere espresse nel modo giusto, perché arricchiscono la vita lavorativa e la soddisfazione personale.

“Abilità nel ricercare ed ottenere dati, notizie e fatti in vista del superamento di un problema, del perseguimento di un’opportunità, ecc…Valorizza la prospettiva di lungo termine nel considerare i bisogni del cliente e nel fornirgli le informazioni necessarie.”

Come si comporta chi sa gestire le informazioni?

Le persone che hanno questa soft skill sanno ascoltare e capire le problematiche dei clienti, ma anche riflettere sulle proprie, per poter ricercare le informazioni necessarie a risolvere le necessità, organizzarle e condividerle in base alle priorità. Hanno buona memoria, perché collegano le informazioni alle fonti da cui le hanno raccolte  e alle domande a cui rispondono, in modo da utilizzarle nel momento opportuno.

Come ci si allena per gestire le informazioni? Con obiettivi ben definiti, ordine e ascoltando le necessità

Il primo passo per gestire in modo appropriato le informazioni è capire a cosa servono queste ultime, altrimenti sono fini a se stesse e quindi più difficili da ricordare e organizzare. Tutto ha inizio nel porsi le domande giuste e porle alle persone o ricercare le risposte leggendo, osservando, navigando online…e in qualsiasi altro modo. Bisogna avere perciò un obiettivo, che scaturisce da una domanda che ci si pone rispetto allo status quo, proprio o esterno. Nel lavoro, è quindi importante saper ascoltare, per poter conoscere le necessità di colleghi, collaboratori e clienti, e porsi come obiettivo la risoluzione dei problemi. Le informazioni devono essere organizzate e prioritizzate e bisogna condividere le informazioni giuste con le persone giuste: un marketing specialist e uno sviluppatore web possono essere entrambi coinvolti nell’attività di creazione di un sito, ed entrambi possono chiedersi come deve essere creare una pagina, solo che il primo avrà bisogno di linee guida di seo, contenuto e layout, il secondo di html, css, php, javascript etc…stessa domanda ma risposte differenti!

3 consigli per allenare questa soft skill

  • Mettetevi nei panni dell’altra persona: cercate di capire le necessità di colleghi e clienti, anche chiedendole, in modo da capire come aiutarla con le informazioni che avete.
  • Chiedetevi l’importanza di ciò che condividete: quando una persona vi chiede un’informazione, chiedetevi se ciò che state per dire ha veramente valore per lei…se può aiutarla veramente a risolvere le sue necessità.
  • Mettete ordine tra le informazioni che avete: partite dall’esigenza e capitalizzate tutte le informazioni necessarie per rispondere. Ma mano che trovate ulteriori informazioni che riguardano lo stesso tema, riuscirete ad arricchire il vostro bagaglio nell’ambito, così da rispondere sempre meglio alle necessità e risolvere problemi sempre più complessi. Per dare ordine alle informazioni, chiedetevi sempre a quale necessità rispondono e di quali persone, perchè in questo modo il vostro contributo sarà sempre più importante e valorizzato

“E’ l’abilità di pensare in maniera dettagliata, approfondita e sistematica per risolvere problemi. La persona dotata di capacità analitiche applica metodologie precise nell’approcciare le diverse problematiche lavorative.”

Come si comporta chi ha un pensiero analitico?

Il pensiero analitico comporta una comprensione degli elementi costitutivi del problema in modo sistematico, la conoscenza successiva dei diversi aspetti, l’individuazione di priorità su basi logico-razionali e infine la definizione chiara delle relazioni di causa-effetto. Si tratta di entrare così nella complessità del pensiero causale in atto, in altre parole conoscendo le diverse ragioni, conseguenze o passaggi inclusi nell’analisi. È necessario considerare anche la dimensione quantitativa del problema analizzato.

Il pensiero analitico è fondamentale perché utilizza correttamente il flusso logico dell’argomentazione razionale, allo scopo di evitare fratture o contraddizioni nel mostrare la validità delle scelte che si prendono. La curiosità è la virtù, il tratto del carattere indispensabile e infine il desiderio implicito di sapere e conoscere più cose, persone o problemi al fine di conseguire gli obiettivi assegnati o altri superiori e migliori. Ricercare sempre nuove informazioni permette di costruire processi e conseguire soluzioni sempre più affinate e complesse, in vista di una maggiore efficienza del lavoro e in un quadro sempre più chiaro della situazione.

Come si allena il pensiero analitico? Con metodologia e costanza

Il pensiero analitico si coltiva fin dall’infanzia a scuola. E’ proprio l’ambito accademico che, con lo studio delle diverse materie, ci offre gli strumenti per analizzare il mondo che ci circonda e trovare soluzioni per migliorare la nostra qualità della vita. Ma la domanda che ci si pone fin dai tempi dell’accademia è “quale metodo di studio usiamo”? La metodologia di analisi, infatti, si sviluppa col tempo, e con la costanza, perché è normale fare errori di valutazione, ma è importante non fermarsi e continuare ad allenare il proprio pensiero analitico. Vediamo alcuni consigli per allenarci:

  • Osservate il mondo e chiedetevi “come posso migliorarlo?”. L’analisi fine a se stessa stanca, quindi dobbiamo darci un obiettivo. E quale obiettivo migliore della qualità della nostra vita? Analizziamo noi stessi, il nostro lavoro, il nostro luogo di lavoro e vediamoli nell’ottica di miglioramento. In questo modo l’analisi che faremo si svilupperà più facilmente, perché avrà un obiettivo definito.
  • Capite come gli altri analizzano il mondo. Volete scoprire nuove metodologie di analisi? Osservate ed ascoltare i vostri colleghi e collaboratori e andrete incontro ad un mondo di nuovi metodi per scoprire il mondo e analizzarlo.
  • Fate esperienze nuove. Il pensiero analitico viene in aiuto quando ci sentiamo in pericolo, perché il nostro istinto di sopravvivenza ci aiuta ad uscire dalle situazioni pericolose. Questo non vuol dire che dovete affrontare momenti di terrore o panico, ma che uscire dalla quotidianità vi consente di allenare la vostra capacità di analisi e mettere alla prova la metodologia che avete sviluppato.
  • Fate delle ipotesi e verificatele. Osservate il mondo e ipotizzate una causa o l’effetto che una causa può avere e verificate a posteriori se la vostra assunzione era esatta. Riflettete quindi sugli indizi che vi hanno portato all’ipotesi verificata, ma attenzione a pensare che in presenza degli stessi indizi andrà sempre come avete verificato, perché ci sono troppe variabili e incognite nella vita! Ed è proprio per questo che va vissuta: scoprire sempre nuovi scenari e modi di vedere e analizzare il mondo.