“E’ la consapevolezza del proprio valore e delle proprie capacità. Tale consapevolezza comporta l’assunzione di responsabilità crescenti in seno all’organizzazione.”

Come si comporta chi ha fiducia in sé

Le persone con autostima vogliono raggiungere i risultati, portando a termine ciò che iniziano e sempre imparando cose nuove e lanciandosi nelle sfide che gli si propongono. Non hanno paura di sbagliare perché sanno che ogni fallimento porta loro un insegnamento, da cui possono imparare e progredire.

Sul lavoro la fiducia in sé è fondamentale, perché ricompensa sul lungo periodo, supportando la salute mentale e fisica. E, come detto, aiuta a imparare dagli errori, imparare e crescere professionalmente.

Come si coltiva la fiducia in se stessi? Con obiettivi definiti, gratificandosi e curando le relazioni con i colleghi

Ecco tre semplici modi per coltivare la propria autostima sul lavoro:

  1. Definite i vostri obiettivi.

E’ fondamentale darsi degli obiettivi personali, e non seguire solo quelli che vengono imposti dall’esterno, magari dai superiori. Perché i goal definiti consentono di capire se stiamo seguendo la strada giusta e quanto manca all’arrivo nel nostro percorso di crescita. Anche un fallimento è meno grave quando ripensiamo a quanto ci siamo avvicinati all’obiettivo che ci siamo dati.

  1. Fate ciò che vi piace e vi gratifica.

Quando vi sentite demoralizzati, per un fallimento o per una lavata di testa del vostro capo, non perdete tempo disperandovi, ma dedicatevi alle attività che sapete vi riescono meglio e vi gratificano. In questo modo riprenderete subito fiducia in voi stessi e capirete che il fallimento è stato momentaneo.

  1. Curate le relazioni con i vostri colleghi.

Per non sentirvi soli nella sconfitta, ma parte di un gruppo che ha un obiettivo comune, passate del tempo e parlate con i vostri colleghi. Le persone che vi circondano sapranno trasmettervi il valore che avete secondo loro. Create un ambiente positivo e comunicativo e capirete quanto siete importanti per raggiungere tutti insieme il successo dell’impresa della quale fate parte.

“La capacità di cooperare indica il desiderio della persona di lavorare insieme agli altri e di organizzarsi e distribuirsi il lavoro in base alle proprie competenze e interessi professionali, per conseguire una meta comune. La capacità di cooperare con gli altri implica il desiderio di comunicare in maniera trasparente e di collaborare e interagire comprendendo le reciproche posizioni rispetto a un problema o attività lavorativa. Un alto grado di cooperazione potrebbe consentire alla persona di conoscere cose nuove, di entrare in nuovi campi di attività e di specializzarsi in compiti diversi dal proprio. La bassa propensione della persona a cooperare, può segnalare la tendenza del soggetto a concentrarsi sulle attività proprie, utilizzando principalmente le proprie conoscenze”

Come si comporta chi sa cooperare?

La persona si relaziona naturalmente in modo cooperativo, perché avvia e mantiene rapporti di aiuto reciproco, in cui ognuno si considera di valore per il raggiungimento dell’obiettivo comune. Nel corso della crescita individuale ci si confronta con relazioni di subalternità, nei quali si scopre la necessità di apprendere in modo non paritario. E si scopre l’individualismo e la competizione. Queste peculiarità devono essere vissute in modo sano, esaltando la propria individualità e unicità rispetto agli altri e imparando dalle sconfitte, senza infierire nelle vittorie.

Come si coltiva questa soft skill? Sapendo che esiste un’interdipendenza tra di noi e che siamo tutti necessari per raggiungere l’obiettivo

La coscienza della capacità di cooperare passa attraverso la conoscenza dell’interdipendenza. Fin dalla scuola si possono utilizzare delle tecniche di “apprendimento cooperativo”, nel quale si impara l’interdipendenza positiva, ovvero…

“la consapevolezza, da parte dei componenti del gruppo, di essere legati reciprocamente da una dipendenza relazionale che risulta essere direttamente proporzionale al grado di coinvolgimento sentimentale e di utilità che lega gli uni agli altri”

La spinta motivazionale per conseguire l’obiettivo del gruppo ha a sua volta la potenzialità di migliorare le performance individuali. Nell’apprendimento cooperativo l’importanza dell’interazione faccia a faccia non deve essere sottovalutata, essa infatti permette d’instaurare una sincera ed empatica relazione con l’altro, favorendo l’apprendimento.

La partecipazione di tutte le persone del gruppo, la conoscenza della responsabilità della riuscita del proprio lavoro per ottenere il risultato di gruppo e l’interazione costruttiva, durante la quale ci si confronta alla pari, per conoscere e imparare dai propri errori. Questi sono ingredienti fondamentali per una cooperazione sana. Siamo interdipendenti anche perché non conosciamo tutto di noi, ed abbiamo bisogno degli altri per poterci conoscere in ogni nostro aspetto e in ogni situazione, per poter contribuire con la nostra unicità alla successo del gruppo.

“Delegare significa affidare ad altri attività e compiti che rientrano nell’area delle proprie responsabilità. Gli individui che sono in grado di delegare dimostrano interesse per lo sviluppo del proprio ruolo, dei collaboratori e dell’organizzazione. Questi individui riescono a gestire efficacemente i flussi di lavoro, a comunicare con gli altri, a focalizzarsi sulle attività da delegare e a monitorare lo sviluppo, la formazione e la motivazione dei collaboratori. I leader capaci di delegare rafforzano la loro posizione e liberano tempo per focalizzarsi su altre attività.”

Come si comporta chi sa delegare?

Le persone che sanno delegare, sanno quando è preferibile rispetto allo svolgere il lavoro in prima persona. Vediamo 3 casi:

  • Quando si può svolgere un’attività raggiungendo gli stessi obiettivi pur utilizzando tecniche diverse. A volte infatti guardare al lavoro degli altri significa vedere le cose da un’altra prospettiva, allargando così i propri orizzonti.
  • Quando delegare significa formare una figura che potrebbe crescere in maniera significativa. Promuovere la formazione significa infatti essere buoni manager e dedicarsi ad essa dà molte soddisfazioni e migliora la produttività dell’azienda.
  • Quando la mansione non rientra più nel proprio ruolo. Vale a dire è giusto fare un passaggio di testimone per alcune mansioni, ma mantenendo sempre una supervisione sul lavoro svolto e raddrizzando il tiro qualora ce ne fosse bisogno.

Come ci si allena per saper delegare?

Scopriamo insieme come imparare a delegare correttamente, in pochi semplici passi.

  1. Fai un elenco e distingui le attività tra:
  • attività che devi svolgere personalmente, che non puoi delegare ad altri;
  • compiti che non richiedono il tuo intervento personale rispetto ai quali puoi rinunciare al controllo totale;
  • attività che ti danno energia;
  • incombenze che ti costano fatica.
  1. Individua le persone competenti.

In questa fase, cerca di essere il più obiettivo possibile.Non cercare nel delegato le tue stesse caratteristiche, una persona cui teoricamente potresti passare il timone del tuo business. Il delegato deve semplicemente saper svolgere i compiti che gli affidi.

  1. Chiarisci gli obiettivi. Delegare significa anche saper spiegare bene a chi deve svolgere il lavoro come dev’essere fatto. Accertati:
  • di chiarire gli obiettivi;
  • che la persona delegata li abbia compresi bene;
  • spiegare al delegato cosa ti aspetti da lui;
  • di mettere a disposizione le risorse e gli strumenti necessari
  1. Stabilisci una scadenza e pretendi che sia rispettata.

Un’abitudine diffusa è quella di chiedere al delegato di eseguire la prestazione con una certa urgenza. Verifica che i tempi siano compatibili con il risultato richiesto e fai una valutazione sul rapporto tempo impiegato/qualità del risultato.

  1. Impara a fidarti.

Se sei una persona abituata a esercitare il controllo sul lavoro dei tuoi collaboratori, fidarti del delegato sarà l’impresa più ardua. Tuttavia, il manager in grado di delegare sa fidarsi dei suoi collaboratori e non ha bisogno di verificare costantemente come procedono le attività. Questo non significa che non controllerai come proseguono i lavori, ma che non dovrai farlo in maniera compulsiva. I modi e i tempi per le verifiche intermedie sono diversi secondo l’attività svolta, sta a te stabilire il come e il quando.